Il desiderio di vivere eternamente
Riuscire nella vita non significa trovarsi un riparo confortevole, né un partner affidabile per l'accoppiamento, né un'occupazione ben retribuita o una situazione gioiosa di qualsiasi tipo, poiché tutte queste cose sono effimere. Riuscire nella vita significa raggiungere la fine di tutti i mali, l'unica cosa duratura e priva di qualsiasi inconveniente. Il semplice fatto di essere, di esistere, porta inevitabilmente insoddisfazione. Ecco perché affermo:
- Penso dunque soffro.
Sì, si tratta comunque del cuore di ciò che conta di più, la grande porta d'uscita da tutte le sfortune, no?
Anche quando la loro esistenza è penosa, le persone vi sono così attaccate che vogliono sempre vivere, ancora e ancora. L'insegnamento del Buddha ci dice che il desiderio di esistenza è il più profondo, il più sottile di tutti i desideri. È per questa ragione che è anche l'ultimo desiderio abbandonato sulla soglia del compimento ultimo.
Così, le persone fremono di paura all'idea che tutto cessi al momento della morte. Quando apprendono che la morte non è che un abbandono del corpo, che innumerevoli nuove vite le attendono, allora sono tutte rassicurate. Per quanto mi riguarda, è esattamente l'inverso! Là dove alcuni vedono una fine tragica, io vedo una fine felice; là dove vedono un piacere eterno, io vedo un inferno senza fine. Sarei così sollevato se tutto si spegnesse alla morte!
E tuttavia, ritengo che la mia qualità di vita sia tra le migliori che sia possibile vivere. Sapere che il girotondo delle esistenze è lungi dall'essere terminato mi dà piuttosto la sensazione del più vertiginoso degli incubi. In effetti, questa presente esistenza, fino ad ora e confrontata a quella di tanti altri, mi è molto confortevole e sono risparmiato dalle guerre, dalle malattie o ferite gravi, dalle sofferenze pesanti. Tuttavia, è una fortuna che può cambiare da un momento all'altro, sia in un'esistenza prossima che in questa stessa. Una morte definitiva, senza rinascita, segnerebbe quindi la fine di tutti i problemi, di tutte le paure, di tutte le sofferenze. La pace ultima più totale!
Un mondo selvaggio
Ah, mio povero Kassinó! Più svilupperai una corretta comprensione della realtà, più vedrai a tua volta le tue parole percepite – erroneamente – come pessimiste. Perché la realtà è una cosa crudele e dolorosa, ma il desiderio di vivere e di godere è così potente che vela completamente la realtà. I ciechi vedono un mondo meraviglioso e colorato là dove c'è solo un girotondo di spiriti avidi, di illusi, di predatori e di vittime. Un mondo dove ogni giorno ci sono migliaia di assassinati, decine di migliaia di bambine violentate, centinaia di migliaia di bambini picchiati, milioni di individui che subiscono una giornata spaventosa. Ti fa male solo a pensarci? Immagina quando lo subisci tu stesso! Anche i più ricchi non sono risparmiati dall'angoscia, dalla malattia o da tante altre sfortune. Anche i più bei campi di fiori non sono che campi di battaglia dove insetti e animali si fanno le guerre più selvagge.
L'accecamento
È l'accecamento che ci fa preferire la continuità della vita alla pace definitiva. L'accecamento è il fatto di non comprendere le cose come sono, è il fatto di percepire le sensazioni come una cosa desiderabile. L'accecamento è anche credere che si finirà per trovare una situazione duratura di piaceri, o per lo meno, che si riuscirà a porre fine a tutti i propri problemi.
Se non avete intenzione di rinunciare a ciò che vi attrae, è che non avete ancora capito che la vita perfetta a cui aspirate non vi sarà mai accessibile durevolmente, perché è tenuta a distanza dal bastone del karma. Quando percepirte i vostri progetti più cari come una carota che si allontana da voi alla stessa velocità con cui voi vi avvicinate, allora diventerete un asino saggio, distaccato dalla carota, che potrà finalmente riposare pacificamente.
Non ho mai detto né sottinteso questo. Non raccomando di vivere come un fachiro nudo sui suoi chiodi, ma semplicemente di imparare a guardare il rovescio della medaglia, a osservare la realtà in profondità per capire cosa sia, cioè comunque non la meraviglia da raccomandare che si percepisce quando si è immersi nell'accecamento.
Non immergersi nell'illusione
Grazie a una buona vigilanza, si può penetrare la realtà, cioè vedere le cose come sono veramente, come le si sente – e non come le si interpreta.
Con un allenamento serio, si riesce a vedere così bene nei dettagli l'aspetto illusorio e futile delle cose, che l'esistenza appare per ciò che è: priva di significato. Istante dopo istante, si finisce per surfare sulla cresta della vita, si scivola sulla punta di ogni percezione. Non si lascia quindi più alcun oggetto fisico o mentale penetrarci, perché siamo noi a penetrare quegli oggetti.
Si crede sempre che abbiamo bisogno di riempirci di cose, di sensazioni, di esperienze... Ma è proprio tutto questo che ci immerge perpetuamente nell'insoddisfazione e nell'accecamento. Quando si comincia a prendere un po' di distanza, ci si accorge che è esattamente l'inverso; che è al di fuori dell'accumulazione e di ogni desiderio di esperienza che si riesce finalmente a essere liberi, con la mente leggera.
Lì sta il paradosso: è quando non ci si investe più nella vita che la si apprezza. Quando si smette di essere sommersi, si diventa coscienti. Allora si può comprendere la realtà.


